mercoledì 26 marzo 2008

Punto e a capo

"Una sola grazia chiedo a Dio: aver comandato a Waterloo la mia ultima battaglia. Dover sempre combattere è un destino terribile. In guerra, gridandogli ordini, mi dimentico dei sentimenti. Cessato il fuoco, comincia l’angoscia. 
L’anima e la ragione si usurano, impossibile pensare alla gloria. Nel momento della vittoria, mi smarrisco. Mi creda dolce amica, con l’eccezione di una battaglia perduta, la più grande disgrazia che possa capitare agli uomini è una battaglia vinta. Io spero di non dover combattere. Mai più”. 
Così confidava Arthur Wellesley, il primo duca di Wellington, a Lady Shelley, trenta giorni dopo la battaglia decisiva vinta contro l’imperatore Napoleone Bonaparte a Waterloo, il 18 giugno 1815.
[G. Riotta, Principe delle nuvole, Rizzoli 1997]

Sui giornali di questi giorni compare la foto sorridente di un generale statunitense, uno dei più importanti, il comandante delle forze USA a Bagdad.
Il numero dei riconoscimenti, dei distintivi, delle decorazioni appuntati sul petto è straordinario, tutti per meriti di comando, militari, di addestramento, atti di coraggio,eccellenze varie. Una medaglia è per “operazioni umanitarie”.
Solo in ambito militare è uso mostrare i riconoscimenti.
In fondo, però, tutti apparteniamo a un corpo, a un sistema, a un noi in cui stiamo e di cui siamo rappresentanti.
Vorrei vedere padri e madri con tante stellette quanti sono gli atti di coraggio che li portano a crescere figli e sogni senza deludere gli uni e gli altri.
Ho incontrato magistrati e insegnanti cui un aureo distintivo si dovrebbe conferire ogni volta che aiutano a pensare al giusto e al dubbio.
Conosco medici che sanno leggere corpi e anime per mestiere e per passione, senza mostrare stelle comete sul petto.
I preti, invece, sono diversi tra loro per colore (e quindi anche per meriti?).
Preti e soldati, insomma, portano visibili i segni dei ruoli, della carriera, del valore.
Gli altri no. I nostri noi no.
In fondo se ne capisce la ragione pensando che il quotidiano per noi si replica con tale implicita necessità che rischierebbe più di smentire che di confermare le conquiste del giorno prima. Dovrebbe valere per tutti.
Per parte mia, continuo a preferire una società di lettere minuscole utili al senso comune che può fare a meno di maiuscoli eroismi.

mercoledì 12 marzo 2008

Teorema O'Hara

Imparare a parlare
Camminare da soli
Arriva Natale
Il primo giorno di scuola
Contare i giorni che separano dalla fine della scuola
Giocare a pallone fino a tardi
Aspettare la figurina che completi l’album
Una festa di compleanno per la prima volta con le femmine
L’attesa del primo bacio di una femmina della festa
Promettere per il motorino
L’esito delle partite e del campionato
La vacanza senza genitori
Trovare i soldi per le sigarette
Augurarsi che i prof muoiano
Finire le superiori
La patente (anche prima di finire le superiori)
Votare
Credere che il tuo voto decida
Avere un’auto per portarci le ragazze
Laurearsi
Trovare lavoro
L’amore
Comprare casa
Vivere con il tuo amore
I figli
Che siano sani
Sentirsi chiamare papà
Un aumento di stipendio
Ritagliarsi una serata a due
Sperare che l’inflazione non si mangi l’aumento e il mutuo la tua vita
Dormire una notte intera senza figli nel lettone
Non litigare per i parenti
Trovare il tempo per i regali di Natale
Tornare alla vacanza in albergo
Dormire in spiaggia
Che l’auto cammini fino alle promozioni dell’autunno
Temere che tua moglie sia di nuovo incinta
Immaginare il grande campione di basket che sarà tuo figlio
Il primo pretendente di tua figlia
Prima o poi si laureeranno (meglio prima)
Che trovino un lavoro
E duri
Prima o poi se ne andranno (meglio poi)
Tornare a essere in due
E poi avere dei nipoti
Distillare il tempo alla pensione
Che la salute regga
Leggere il giornale la mattina
Andare in vacanza a marzo e ottobre
Volersi bene
Non rimanere soli
Prima a me che a mia moglie
Illudersi che gli esami clinici siano sbagliati
Trovare posto nell’ospedale giusto
Sperare di svegliarsi dopo l’intervento
Apprezzare anche le giornate di pioggia, purchè giornate siano
Non soffrire troppo
Come nel sonno

Domani è un altro giorno

domenica 2 marzo 2008

Ciao

...
Come ti trovi?
Mi trovo.
Ma come?
Come.
...